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Consigli per chi non vuole svolgere il servizio militareNell'articolo "Il servizio
civile, una risposta sbagliata a problemi reali" espongo le mie
critiche ai principi sui quali
si fondano l'obiezione di coscienza e, in parte, il servizio militare. Qui desidero fornire un paio di consigli a quelli che -come me- non desiderano dedicare dieci mesi della loro vita al servizio militare o civile. Attenzione però; non sono un professionista, ed ognuno deve informarsi e decidere per sè; le normative cambiano di continuo, e in qualsiasi momento questa pagina potrebbe diventare obsoleta. Non seguo l'aggiornamento delle leggi. Per prima cosa, procuratevi la Gazzetta Ufficiale num. 127 del 2-6-2000, Serie Generale. Questa Gazzetta contiene la "Direttiva per delineare il profilo sanitario dei soggetti giudicati idonei al servizio militare"; in altre parole, qui sono contenuti i criteri in base ai quali i coscritti sono dichiarati abili, rivedibili o riformati. Questa direttiva è formulata sulla base del decreto ministeriale del 4 aprile 2000, che è l'unico citato sul sito che l'Esercito ha allestito relativamente alla leva. A pagina 41 della Gazzetta Ufficiale c'è una tabella che indica per ogni altezza il peso massimo e minimo consentito; alla visita medica chi supera questi limiti per meno di cinque chili è giudicato temporaneamente non idoneo a svolgere il servizio militare/civile; chi supera i limiti per più di 5 chili è riformato. I minimi ed i massimi indicati sono abbastanza severi, per cui per una persona magra o in sovrappeso, facilmente può essere da riformare. E' molto importante che ognuno prenda visione di questa tabella, reperibile in molte biblioteche di medie dimensioni. Forse scoprirete che una mangiata in più o in meno vi possono fare risparmiare dieci mesi, e che vi conviene chiedere ulteriori accertamenti sanitari. In secondo luogo, vorrei raccomandare a tutti quelli che intendono chiedere la dispensa o la LISAAC all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile di non mandare la raccomandata, ma di portare la lettera a mano. A volte infatti la ricevuta di ritorno della raccomandata non viene timbrata e restituita appena la vostra lettera raggiunge l'Ufficio, ma parecchi giorni dopo; di conseguenza i 90 giorni per il silenzio-assenso diventano molti di più. Ho riscontrato questo fatto controllando sul sito Internet delle Poste la data di effettiva consegna della raccomandata, e confrontandola con la data del timbro sulla ricevuta. Per telefono un'impiegata delle Poste mi ha poi detto che le raccomandate vengono ritirate in blocco dall'UNSC di tanto in tanto. Ho mandato un'ulteriore richiesta di dispensa con UPS, che garantisce il giorno di consegna e restituisce una ricevuta con data e firma del ricevente. Tuttavia non so se in caso di contestazione la ricevuta di un corriere sia sufficiente. Secondo me, è meglio perdere un giorno per andare a Roma che dieci o venti ad aspettare la risposta. Infine, consiglio a titolo informativo una visita al sito di Nè Giusta Nè Utile. |