Home Page Il servizio civile non è volontariato

L'obiezione di coscienza è una forzatura


Il servizio civile è stato introdotto in risposta alla crescente insofferenza di tanti giovani verso la leva.

Non potendo per ovvi motivi lasciare a casa chi non vuole fare il militare, si è scelto di offrire un'alternativa, caricandola però di connotazioni pacifiste e significati morali che nella situazione attuale non sono più condivise dalla maggioranza dei giovani obiettori.

Probabilmente i primi obiettori erano veramente degli idealisti, che facevano una scelta controcorrente.
Per questo, la rinuncia alle armi, alla carriera nelle forze armate e nei corpi armati dello Stato che consegue all'obiezione di coscienza poteva sembrare una cosa logica.
Imponendo queste limitazioni forse si sperava anche di disincentivare l'afflusso al servizio civile.

Attualmente il servizio civile ed il servizio militare sono stati parificati, ma sull'obiettore continua a gravare la rinuncia alle armi ed alle carriere nei corpi armati.
Bisognerebbe prendere atto che ormai la maggior parte dei giovani sceglie il servizio civile per motivi di convenienza, e non per il rifiuto totale dell'uso delle armi (incluse quelle ad aria compressa o destinate alla pesca).

Sul piano dei principi la dichiarazione di opporsi all'uso delle armi da allegare alla domanda per il servizio civile è un atto di ipocrisia istituzionalizzata, che non trova corrispondenza negli obblighi di chi sceglie la leva.

Dal punto di vista pratico, se si impone agli obiettori di rinunciare per sempre alla carriera nelle forze armate, paradossalmente si dovrebbe imporre a quelli che scelgono il militare di rinunciare alla carriera negli enti assistenziali e simili.

Fra l'altro all'obiettore di coscienza non è data la possibilità di pentirsi; una volta finito il servizio civile, non potrà più cancellare gli effetti della sua decisione.


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Questo file è stato modificato per l'ultima volta il 12/24/06