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Fattibilità letteraria dei viaggi nel tempo


Viaggiare nel tempo non è possibile. Per meglio dire, è impossibile viaggiare nel tempo a piacimento, mentre è inevitabile farlo nella maniera consueta.

Questa dura realtà non ha impedito che nei secoli le menti migliori dedicassero la loro attenzione allo studio del tempo; filosofi, fisici, pensatori illustri si sono sforzati di comprenderne la natura, elaborando molte teorie a volte reciprocamente contradditorie.

Per quanto riguarda la letteratura, ed in particolare la fantascienza, sembra però che l'elaborazione concettuale non si sia evoluta come in altri campi altrettanto difficili.
A tutt'oggi l'ipotesi di colonizzare pianeti lontani appare alla scienza abbastanza remota, per non parlare della possibilità che esistano civiltà extraterrestri.

Gli scrittori di fantascienza non si sono fatti frenare da questi limiti, e nei loro romanzi hanno inventato intelligenti artifici per giustificare l'esplorazione di mondi remotissimi e la comparsa di civiltà aliene di tutti i tipi.
Per quanto riguarda il viaggio nel tempo sembra invece che vi sia stata una certa noncuranza, che ha portato a tralasciare un soggetto potenzialmente molto interessante.

Lo stato dell'arte in materia di viaggio nel tempo


Nel libro "Gold", pubblicato nel 1995, Isaac Asimov ha fatto il punto sul viaggio nel tempo nella letteratura fantascientifica.
Asimov sostiene che letterariamente sarebbe ipotizzabile lo spostamento accelerato di una persona verso il futuro, ricorrendo ad artifici come l'accelerazione alla velocità della luce o forti campi gravitazionali.

Secondo lo scrittore statunitense il vero ostacolo al viaggio nel tempo, -ed in particolare a quello verso il passato- è però dato dai paradossi che questo comporta. Il più noto è quello della persona che viaggia indietro nel tempo ed uccide un proprio antenato, ed in questo modo rende impossibile la propria nascita e l'omicidio stesso.

Asimov attribuisce la paternità della prima storia sul viaggio nel tempo a H.G. Wells, il quale nel 1895 pubblicò "La macchina del tempo". In questo libro il protagonista inventa una sorta di veicolo, nel quale vi sono un posto di guida e due leve. Azionando una leva la macchina inizia il viaggio nel tempo, che si interrompe manovrando l'altra leva.

Il viaggiatore del tempo di Wells giustifica i suoi viaggi in base alla quarta dimensione.
Dal 1895 ad oggi si è fatta poca strada, ed il modello concettuale rimane sempre quello di Wells.

Anche nella popolare trilogia "Ritorno al futuro", il protagonista viaggia nel tempo utilizzando un automobile con gli adattamenti del caso.
Dal mio punto di vista il viaggio nel tempo dovrebbe essere affrontato su basi totalmente nuove.

Aristotele ed il vero viaggio nel tempo


Il viaggio nel tempo, come viene inteso comunemente, è senz'altro un assurdo logico.

Già Aristotele enunciava il principio di identità e di non contraddizione; semplificando molto, questo principio significa che lo stesso oggetto non può avere nello stesso tempo caratteristiche diverse.
Ad esempio, se io ho una mela rossa, questa mela non può essere anche una mela gialla, altrimenti non sarebbe la stessa mela.

Questo principio esclude la possibilità logica del viaggio nel tempo come comunemente lo si intende, molto più di quanto non faccia il paradosso dell'uccisione degli antenati.
Infatti, supponiamo che io disponga della macchina del tempo, e voglia tornare all'anno 1900. Mi siedo, tiro la leva, ed eccomi arrivato; fuori dalla macchina vedo carrozze e cavalli, lampioni a gas, strade sterrate.

Sono realmente nel 1900, quello che abbiamo studiato sui libri di storia? No, direbbe Aristotele, perchè essendo io nato nel 1976, nel 1900 che conosciamo tutti io non c'ero.
Ed allora, se la mia macchina del tempo ha funzionato, e la gente del posto assomiglia alle foto dell'epoca che mi sono portato per controllare, dove sono? In un altro posto, che assomiglia molto al 1900, ma non può essere quello dei libri perchè si è aggiunta una persona che non ci dovrebbe essere.

Il vero viaggio nel tempo sarebbe quello dove l'inventore della macchina sia una sorta di dio, esterno a tutto l'universo, che manda indietro o avanti nel tempo tutto, ma proprio tutto quello che esiste.

Se l'universo intero andasse avanti o indietro nel tempo a ritmo accelerato, si avrebbe il vero viaggio nel tempo.

Questo caso ovviamente non interessa a nessuno, perchè il protagonista non può differenziarsi dagli altri personaggi.

Abbiamo tuttavia chiarito che quello che si vuole fare non è il vero viaggio nel tempo, ma qualcosa che ci assomiglia, e che a livello logico è molto più semplice e meno problematico.

Il viaggiatore e la sua macchina


Ora facciamo un passo indietro, e torniamo al mio viaggio nel 1900. Al mio arrivo nel passato, tutto è cambiato, tranne me; i miei interlocutori non sanno che il futuro riserva loro Elvis Preasley ed i Beatles, mentre io lo ricordo così come lo sapevo prima di iniziare il viaggio nel tempo.
Questo fatto nasconde un dato importantissimo. Quando il viaggiatore del tempo mette in moto la sua macchina, in realtà non è lui a viaggiare nel tempo, ma sono tutti gli altri.
Lui infatti è l'unico che resta uguale, che si ricorda tutto, che mantiene i suoi abiti. Si può discutere se la trasformazione indotta dalla macchina sia istantanea o impieghi qualche attimo, ma questo è del tutto trascurabile.
Andate indietro o avanti nel tempo di dieci anni; i vostri parenti saranno cambiati, voi no!
La metafora usata da Wells e da molti altri, quella del veicolo, è ingannevole.
La macchina del tempo dovrebbe essere pensata come un bel bunker, al limite una cantina; il viaggiatore del tempo non si sente per niente soggetto a tremende accelerazioni, perchè lui non accelera affatto, non si muove di un millimetro mentre fuori succede di tutto.
Il "viaggiatore del tempo" sono gli altri, un pò come se Colombo fosse stato fermo nella sua caravella al largo di Palos e l'America avesse veleggiato verso di lui. Sicuramente non ci avrebbe fatto una bella figura...

Aggiramento dei paradossi


Ora mettiamo insieme tutti gli elementi: un genio solitario inventa una macchina che fa viaggiare nel tempo chi non vi entri, sfruttando la velocità della luce, i campi gravitazionali o le dimensioni parallele. La costruisce nel garage ed un bel giorno vi entra, per dirigere gli altri nel "passato" ed uccidere il nonno.

La macchina parte, lui legge sul quadrante gli anni che passano, e dubita perfino di essere partito perchè non sente niente.
Arriva all'anno giusto, trova il nonno, ed approfittando del fatto che dorme gli spara con la doppietta.

Il triste fatto non innesca nessun paradosso, perchè il passato dove il nonno muore è solo in parte simile a quello dove il nonno ha vissuto la sua prima vita, magari morendo di indigestione.
In pratica, la macchina del tempo non ha completamente invertito il flusso del tempo, ma solo parzialmente, perchè l'inventore e la macchina stessa si sono sottratti al'inversione.

Ad un livello più ampio, vi è stato prima un tempo in cui il nonno è vissuto pacificamente, generando figli e nipoti; poi una parziale modifica del flusso temporale, che ha portato quasi tutto l'universo ad uno stato simile al precedente, dove il nonno è stato ucciso. Ormai però il nipote era vivo, indipendentemente dal nonno.

Il viaggio del tempo che interessa agli scrittori di fantascienza non è partire da A, andare a B e tornare ad A, ma piuttosto un percorso A - B - quasi A.
Sarete d'accordo che da un punto di vista logico, se "quasi A" include o no il nonno non interessa a nessuno.

Se poi il viaggiatore-killer decidesse di tornare nel futuro, non sarebbe più quello dove ha iniziato il viaggio, ma un posto simile ("quasi-B"), che differisce perchè non viene dopo A ma dopo "quasi-A"; non si può tornare a B perchè nel frattempo il protagonista è cambiato, non è più quello che esisteva al momento "B", che non aveva ancora ucciso il nonno.

Conclusione


Personalmente sono convinto che spostarsi di pochi decenni avanti o indietro nel tempo non porti il viaggiatore rispettoso del crono-ecosistema ad alterarlo troppo.

In fondo un nonno in più o in meno non fa quella gran differenza, sia detto con il massimo rispetto per i nonni.
Penso che anche per le azioni compiute dai viaggiatori del tempo valgano le regole generali che osserviamo nella vita comune; se Pierino non fa i compiti difficilmente questo causerà un terremoto in Cina.

L'unico ostacolo che ancora resta per una completa liberalizzazione dei viaggi nel tempo è la moltiplicazione dei viaggiatori e delle macchine del tempo. In questo caso un viaggiatore influirebbe sugli altri, complicando la situazione in maniera difficilmente gestibile.
Pertanto raccomando agli scrittori che il viaggio nel tempo sia gestito in regime di monopolio da un unico soggetto.

Spero con queste poche righe di avere posto fondamenta più solide per lo sfruttamento del viaggio nel tempo come tema letterario.
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, fatemi sapere cosa pensate dell'articolo, e se siete scrittori di fantascienza, non dimenticatevi di citarmi nell'introduzione.



Questo file è stato modificato per l'ultima volta il 12/24/06